Il capitale umano e l’industria del futuro

Molte realtà industriali italiane non hanno saputo innovarsi e non hanno compiuto (o lo hanno fatto parzialmente) il passaggio dall’industria 2.0 all’industria 3.0 (la cosiddetta digitalizzazione, legata ad un maggiore uso dell’IT in tutte le sue forme e all’automazione). Si è quindi formato un importante gap digitale e tecnologico tra le industrie di altri Paesi Europei (su tutti: Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia) e quelle italiane.

Oggigiorno l’industria ha compiuto o sta per compiere il passaggio all’industria 4.0 (basata sulla virtualizzazione e interconnessione tra dispositivi intelligenti).
Ad oggi l’Italia si colloca al 25esimo posto nella classifica ‘Digital Economy and Society Index’, inoltre quattro imprenditori su dieci dichiarano di “non aver bisogno di internet”, solo una pmi su 3 è attiva su internet e solo una pmi su cinque utilizza i social network (fonte: Unioncamere).
E’ ormai chiaro che anche le imprese italiane saranno costrette a ‘evolvere’ abbracciando (almeno in parte) i paradigmi dell’industria 4.0 per poter rimanere competitive, questo sta generando e genererà tutta una serie di opportunità e farà emergere nuove figure professionali.


Le nuove figure necessarie si potranno dividere in due tronconi principali:

  • quelle destinate a guidare la rivoluzione, occuparsi di formazione (da non trascurare quella rivolta alle dirigenze: sorprendentemente, nonostante quanto sopra detto, le imprese italiane si ritengono soddisfatte dal loro livello di ‘digitalizzazione’), diffondere e far conoscere le nuove possibilità (e i motivi per cui sarà necessario implementarle), a tal proposito Gianluigi Viscardi, in un’intervista al “Sole 24 Ore” ha dichiarato che la principale difficoltà all’implementazione della produzione 4.0 in Italia risiede nella mancanza della cultura industriale, adatta a “cogliere l’importanza delle nuove tecnologie e delle competenze ad esse associate”.
  • quelle destinate ad operare attivamente usando queste tecnologie
    Si assisterà a una riduzione di posti di lavoro legati a lavori pesanti o ripetitivi e ad un aumento di lavoro ‘qualificato’. Secondo una ricerca condotta dal World Economic Forum fino al 2023 le figure più ricercate saranno: Data analysts e data scientists, sviluppatori di software e applicazioni, e-commerce e social media specialists, in queste figure saranno fondamentali le hard skill, tuttavia saranno anche molto ricercate le seguenti figure: gli addetti al customer service, i professionisti in ambito sales e marketing, i trainer, gli innovation manager e tutte quelle professioni legate alla gestione del personale, alla cultura aziendale e all’organizzazione, in cui saranno prevalenti e fondamentali le soft skill.

Come si può desumere da quanto scritto sopra, il mercato del lavoro subirà un vero e proprio cambiamento e sarà rimodellato completamente. Si può facilmente notare che saranno fortemente ridimensionati i lavori manuali e meccanici, inoltre sarà massiccio il ricorso all’uso di robot e cambierà radicalmente il rapporto uomo/macchina; la figura umana ‘collaborerà’ con il robot e sarà responsabile dell’ottimizzazione della catena del lavoro.
In un contesto di tale stravolgimento risulterà fondamentale il capitale umano (dall’operatore con le mansioni più basilari e semplici ai più alti livelli del management).
Per i lavoratori sarà essenziale l’attitudine all’autoapprendimento, il pensiero creativo, le capacità analitiche, il team building, la voglia di rinnovarsi e rimettersi in gioco.
Per le aziende sarà fondamentale l’attitudine all’innovazione, al rinnovamento, allo studio delle nuove possibilità. Sarà imprescindibile formare il personale, ridestinarlo a nuove mansioni, ristrutturare i processi e l’organizzazione aziendale, cambiare la propria idea di prodotto, orientarsi maggiormente al consumatore finale, comprendere come variano, spariscono o si creano le necessità dei propri clienti, capire quali sono e come funzionano i nuovi modelli di business.

Risulterà quindi anche fondamentale, il ricorso a figure di coordinamento sia per quanto riguarda i processi sia per quanto riguarda la gestione e lo sviluppo del personale.

Dott. Ing. Francesco Ghia

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